Gelateria Grom, gelato migliore o marketing migliore?

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Succede che ne senti parlare da anni e ogni volta che ti parlano del “successo imprenditoriale degli ultimi tempi” a te che queste cose ti intrigano viene una specie di sete di conoscenza. Poi succede che un bel giorno, in quel di Vercelli, passi davanti ad una gelateria e ti viene l’illuminazione: devi assaggiare il gelato di Grom e devi farlo ora, prima di ritornartene in Irlanda per poter dire se davvero ne vale la pena o se, come al solito, la fama sovrasta l’effettiva bontà del prodotto.

E’ successo pressapoco questo qualche giorno fa quando, passeggiando in una Vercelli caldissima, ho intravisto la gelateria più famosa degli ultimi anni e ho deciso, insieme alla variegata parentela, di testarne il gelato.

Punto primo: io arrivo da Roma dove la cultura del gelato è cosa assai sentita (mai sentito parlare di San Crispino, Neve di Latte, Torcè, Settimo Gelo e Fata Morgana?), e dove trovare gelaterie artigianali, meglio se di quartiere, davvero valide non è difficile nè assolutamente impossibile quindi la mia valutazione è stata scandita dalla frase “vabbè, vediamo un po’ quanto ci metto a stroncare tutto”.

Di fatto, invece, mi sono ritrovata a non stroncare un beato niente perchè, oltre al marketing che spadroneggia, il gelato di Grom non si fa sovrastare dalla sua fama e rispetta in pieno la promessa: è buono, è fresco, è ben presentato e, almeno se non si scava a fondo, sembra anche naturale e genuino.

Il “sembra” a casa mia è d’obbligo e vi spiego anche il perchè: quando un prodotto, un oggetto, un’idea è ben sponsorizzato e inizia a ragionare come una “multinazionale” io sono molto scettica sull’uso della parola naturale, biologico e via dicendo se non altro perchè le regole del mercato impongono quasi sempre di scegliere se andare a carte quarantotto e quindi rimetterci di tasca propria oppure giocare d’astuzia, sfruttare i trend e guadagnare.

Del resto, uno dei “segreti industriali” che gravitano attorno a Grom riguarda le modalità di produzione. I gelati Grom vengono miscelati nel laboratorio centrale a Torino e vengono “recapitati” tramite camion in tutta Italia dove vengono mantecati, pare senza l’aggiunta di emulsionanti, prima di essere conservati nella famose carapine in alluminio con coperchio. Possiamo parlare di basi preconfezionate? Per onestà intellettuale secondo me sì ed è per questo che il “sembra” quando si parla di artigianale è, a maggior ragione in questo caso, d’obbligo.

Per il resto, io ho assaggiato nocciola e fiordilatte e ne sono rimasta colpita positivamente: la nocciola sa di nocciola e non è contaminata da altri fattori e la panna, che ho rubato furtivamente da mia suocera, è decisamente all’altezza della situazione nonostante, per il mio gusto, sia troppo dolciastra.

Interessante la scelta stilistica che si accompagna alla buona pratica di marketing che aleggia intorno al progetto Grom: sostenibilità, risparmio, ecologia, filosofia del buon mangiare sono concetti che vengono continuamente ribaditi all’interno del negozio e anche sui depliant dove viene enfatizzata la scelta di utilizzare ingredienti di prima qualità nonostante questo porti ad un aumento dei prezzi.

Tutto ciò si riflette anche nella scelta della location: le gelaterie sono solitamente molto piccole o comunque non capienti (anche se in quella di Vercelli c’è una bella saletta interna dove fermarsi a mangiare il gelato) allo scopo di rispettare la regola secondo cui se si forma fila all’esterno vorrà dire che il gelato è buono e dunque è necessario fermarsi e provarlo.

Giustifico il prezzo di 2.20 euro per una coppetta piccola? Onestamente sì perchè la piccola è in realtà molto più grande del normale e il prezzo non è altissimo se lo paragoniamo a quelli delle gelaterie romane più famose; non mi piace il fatto che le palline vengano impilate l’una sull’altra perchè preferisco che i gusti si amalghimino ma insomma non mi pare un gran problema 🙂

Grande rammarico: le gelataie. Sorridere in Italia costa poco (sorridono tutti, siamo o non siamo il Paese più ridanciano d’Europa) perchè non farlo anche quando si serve un gelato? 😀

Giudizio finale: molti sostengono che Grom abbia rivoluzionato il modo di fare il gelato ma io non sono d’accordo. Grom ha rivoluzionato il modo di venderlo e di renderlo più appetibile, si è inserito in una nicchia di mercato tendente alla mediocrità ma non ha rivoluzionato l’arte di fare il gelato solo perchè scrive di utilizzare ingredienti certificati e di avere una filiera controllata dall’inizio alla fine dal momento che sono molti ad appoggiarsi ad aziende agricole serie per preparare il gelato. Grom ha puntato sul marketing e ha vinto. Che poi il gelato sia buono è un’altra storia che niente ha a che fare con il fatto che sia rivoluzionario o più buono di tutti gli altri.

(La foto è della gelateria Grom di Vercelli).