Cucinare con gli scarti, una moda o una nuova realtà?

cucina scarti

Mentre Ferran Adrià chiude e gli amanti della cucina fighetta e poco saziante si strappano i capelli e cercano qualcosa di diverso su cui focalizzare la loro attenzione, volete sapere cosa accade negli Stati Uniti? Si scopre, oioioi, la cucina di riciclo, ovvero come preparare succulenti piatti utilizzando gli scarti. Il New York Times dedica un intero articolo a questa tendenza e non ho capito se si tratta del modo per riempire una pagina in tempi di magra estiva o davvero di un qualcosa di cui, in Usa, ci si stupisce davvero.

That’s Not Trash, That’s Dinner, titola il NYT che sottolinea come per i nuovi guru dell’alimentazione corretta questo modo di cucinare, bella scoperta eh?, fa riscoprire il vero sapore degli alimenti che invece cucinati in maniera “normale” si perde per via del processo di industrializzazione e standardizzazione.

I nuovi cuochi-geni sono chiamati stem-to-root chef ovvero chef che non buttano e riciclano e la loro peculiarità è, appunto, rendere appetibile tutto ciò che normalmente si butta: le bucce, le foglie quasi andate a male, i gambi della verdura che non si mangiano…

Un approccio sicuramente eco e bio che fa proseliti tra i grandi chef (e tra i nuovi guru alla Gwyneth Paltrow 😉 ) che si improvvisano innovatori e che l’America ex spendacciona sembra apprezzare nonostante, a ben guardare, sia solo la fascia di popolazione “informata” e chi deve trovare un modo per reinventare la propria professione in tempi di crisi ad applicare questa filosofia.

Complice di questa (ri)scoperta è infatti, secondo me che non sono un genio, anche la crisi economica: se io spendo 20 euro per comprare della verdura buona perchè ne devo buttare almeno un quarto? Riciclo quello che posso e lo utilizzo in maniera che venga considerata originale.

La popolazione comune, quella che va di corsa, in America ancora non ce la fa a stare dietro a questa tendenza e preferisce comprare il tutto-e-subito e quando può, se può a livello economico visto che chi propone questo tipo di cucina non lesina sul prezzo finale, se ne va al ristorante per gustarsi i piatti “riciclati”: è la moda, baby!

Da noi, per chi non lo sapesse, Lisa Casali dell’arte della cucina con gli scarti ha fatto una sorta di professione e sul suo blog Ecocucina “racconta” come ridurre l’impatto ambientale in cucina; è suo il libro Cucina ad Impatto (quasi) zero di Gribaudo dove si trovano consigli, ricette e la spiegazione completa e corretta della filosofia dell’ecoriciclo.

Quello che mi interessa di Lisa, nonostante io non sia una di quelle votate in tutto e per tutto alla cucina con gli scarti, è la sua filosofia che la porta a proporre interessanti spunti per chi vuole cucinare a basso impatto: chiedersi cosa mangio, perchè lo mangio e dove lo compro, questo è il concetto di base.

Da qui si parte con un percorso di scoperta delle potenzialità di ciò che consideriamo inedibile sempre tenendo conto che alcuni scarti se assunti in maniera eccessiva possono essere nocivi per il nostro organismo: mi piacerebbe sapere quanti sono gli stem-to-root chef che applicano questa filosofia e non cercano solo sensazionalismo a tutti i costi…