Varsavia, Polonia: dove e cosa mangiare

varsavia scala

Varsavia non è una città come le altre: è una città con tanti palazzi alti, case tutte uguali e stradoni, ricostruita dopo la guerra e che ancora oggi vive in qualche modo sotto l’influenza dei tempi che furono. Ma le cose stanno cambiando, la città è in fermento costante, è un continuo aprire di bar e ristoranti, negozi, spazi multiculturali. I giovani hanno voglia di vivere e la città offre talmente tante opportunità per fare qualcosa di diverso, e bello, che in molti ne stanno approfittando. E il panorama culinario ne risente con ristoranti, bar e locali che seguono e anticipano molte delle tendenze cercando di portare la cucina polacca ad un livello diverso.

Un esempio di questo è il Qchnia Artystyczna, il ristorante dentro il Centro di Arte Contemporanea nel Castello Ujazdowski: l’interno è un ambiente quasi asettico in cui domina il bianco ma le decorazioni cambiano in base alle stagioni così come il menù. Non c’è niente di assurdo nei piatti preparati al Qchnia ma gli ingredienti scelti sono di ottima qualità e il cibo è semplice ma raffinato allo stesso tempo; io mangio un tipico pancake di patate con fegato di pollo e chutney alla mela. Servizio impeccabile, cibo ottimo, semplice, genuino.

pranzo varsavia

Un passaggio obbligatorio è alla cioccolateria Wedel, la storica pasticceria cittadina che non è stata mai messa in discussione nel periodo del comunismo e che ancora oggi è meta di gente del posto e di turisti.

wedel

Da non perdere una cena da Bibenda, un fantastico ristorante gestito, udite udite, da due 27enni con una storia incredibile alle spalle. Zbyszek e Beniamin sono due cugini che 3-4 anni fa (quindi a 24 anni, 24 anni!) hanno deciso di sperimentare delle social dinner a casa loro per far in modo che i cittadini di Varsavia iniziassero ad apprezzare il cibo come occasione di incontro e condivisione. Un esperimento andato così bene che sono passati ad un ristorante vero e proprio, in una delle zone più frequentate di Varsavia, dove mangiare prodotti di stagioni in porzioni ridotte, modello tapas, da condividere per gustare diversi tipi di cibo e vivere un’esperienza unica.

Non chiamerei la loro una cucina fusion ma semplicemente una cucina che utilizza ingredienti locali e di stagione ma li rivisita e non è un caso che io possa mangiare un fiore di zucca ripieno di formaggio di capra in tempura e fritto (e ovviamente ho fatto presente che a Roma noi ce l’abbiamo un piatto del genere, parliamone!).

bibenda

I due ragazzi di Bibenda sono l’esempio di questa generazione di persone che vuole sfruttare le opportunità di crescita offerte da Varsavia oggi: ci sono da poche ore ma già la amo con il suo stile così particolare, le strade larghe, un passato incombente di cui nessuno si dimentica e i suoi esperimenti culinari ed artistici.

Se amate il cibo, come la sottoscritta, non potete perdervi ol BioBazar alla ex fabbrica Norblin: si tratta di un mercato bio che si svolge tutti i mercoledì e i sabati nei capannoni ormai abbandonati della fabbrica metallurgica Norblin: i produttori locali vengono qui per vendere i frutti del loro lavoro in campagna ma ci sono anche banchetti dove acquistare cibo rigorosamente fatto in casa. Inutile dirvi che il mercato è pieno, vero? A quanto pare la gente di Varsavia sta riscoprendo un piacere estremo per il cibo naturale, quello genuino, non sofisticato dopo un periodo consumistico in cui il supermercato era concepito come unico modo possibile dove fare spesa. I prezzi non sono più bassi del normale ma almeno sai quello che mangi e, soprattutto, puoi comprare prodotti stagionali. E quanto è figo che puoi acquistare un vaso pieno di terra e piantarci quello che vuoi per andare a raccogliere i frutti del tuo lavoro quando vuoi e direttamente in città?

biobazar

Un progetto che mi colpisce molto è Targ Sniadaniowy, nel quartiere Żoliborz: fino a qualche anno fa questa era una delle zone più desolate di Varsavia, c’era solo un cinema e niente altro e così a Bianca Torossian e Krzysztof Cybruch è venuta la fantastica idea, lo scorso anno, di aprire un “breakfast market”, ovvero un luogo di incontro per tutti quelli che vogliono acquistare prodotti locali e, perché no, trascorrere del tempo fuori casa senza dover per forza prendere la macchina. Oggi il market si tiene anche in altre città della Polonia ed è diventato uno dei luoghi di incontro più popolari di Żoliborz tanto che l’impegno di Bianca e Krzysztof si è esteso e comprende anche un progetto di educazione dei più piccoli alla filiera del cibo oltre a tanti eventi collaterali ospitati proprio a Targ.

targ

Consiglio caldamente un pranzo al Bambino, uno dei pochi milk bars rimasti come retaggio del periodo comunista. Non c’entra niente col Korova Milk Bar di Arancia Meccanica ma è una cosa talmente seria che non so se riesco a trovare il modo per descriverla senza annoiare; i milk bars furono creati dal Partito Comunista per permettere agli operai, ma non solo, di mangiare bene e spendere pochissimo e le code che si creavano all’ora di pranzo fuori da questi posti erano incredibili. Oggi molti sono stati chiusi e i locali venduti soprattutto alle banche ma quelli rimasti, come Bambino, permettono a tutti di mangiare spendendo pochissimo ma soprattutto mangiando prodotti di qualità cucinati come si cucina a casa. Noi, per dire, mangiamo 4 piatti e beviamo 2 bibite e spendiamo 20 slots, 5 euro, in due. Non è uno scherzo e se pensate che al Bambino vanno i poveri vi sbagliate di grosso: l’umanità che si trova in questo ristorante è unica e va dalla bassa all’alta borghesia, dai bambini agli anziani tanto che durante la settimana la coda è sempre assicurata. Oltre a Bambino ne esistono altri di milk bars a Varsavia ed alcuni sono stati rilevati dai giovani che hanno modernizzato un minimo il look&feel del luogo ma senza snaturarne la natura. Io che amo questo tipo di cucina sono rimasta colpita e vi consiglio di evitare i ristoranti fighi e, se passate a Varsavia, di ritagliarvi una capatina da Bambino.

bambino

Non è un ristorante ma vale la pena visitarlo perché al suo interno si può anche mangiare: è la Soho Factory, una fabbrica ristrutturata da un privato situata a Praga, il quartiere-ghetto di Varsavia, e che oggi ospita gallerie d’arte, una caffetteria, un ristorante e un fantastico museo, il Neon. La Polonia durante il periodo comunista era conosciuta per le sue insegne luminose e così dal 2005 la missione del Neon è conservare e restaurare le vecchie insegne ormai dismesse. Durante il mio viaggio ho avuto modo di incontrare il proprietario che mi ha raccontato della sua passione per i neon mentre io iniziavo a fare domande come una bambina impazzita di fronte ad un barile di cioccolata (o come me impazzita di fronte ad un barile di cioccolata!). Mi sarei quasi quasi offerta per andare a restaurare i neon in cambio di un pezzo unico in regalo… per me è un must see di Varsavia specie se, come è capitato a me, potete farvi raccontare storie di vita vissuta, di persone che hanno vissuto in quel periodo e ricordano le insegne e come si viveva nella vecchia Varsavia.

neon

All’interno della Factory si trova il WW, un ristorante che mixa cucina polacca e cucina francese in un ambiente molto particolare e raffinato ma se volete stare al passo con la città non potete non provare il più “antico” hummus bar della città; aperto esattamente 3 anni fa, Beirut è stata la scommessa di un giovanissimo ristoratore che, dopo un viaggio a Beirut, ha tentato l’impresa riuscendo benissimo. Oggi gli hummus bar sono la tendenza dominante a Varsavia, i punti di incontro dove mangiare e soprattutto condividere il cibo mangiandolo con le mani. Amo questa città, sappiatelo!

hummus

A Varsavia c’è anche, per gli amanti del genere, il primo e unico ristorante stellato Michelin di tutta la Polonia: è Atelier Amaro dello chef Wojciech Modest Amaro che prepara solo piatti con materie prime disponibili il giorno stesso della preparazione: non è un caso che in poco più di 2 anni abbia sfornato ben più di 150 diversi piatti proprio per via di questa filosofia! Qua si cucina e si mangia “a momenti” per cui non esiste menù alla carta ma un menù stagionale/giornaliero da 3, 5 oppure 8 momenti: inutile dire che parliamo di un livello decisamente diverso da tutti gli altri ristoranti e di un concept che piace oppure non piace. A me piace!

atelier amaro

In generale mangiare a Varsavia non è un problema, ad ogni angolo sono nati ristoranti e bar che valgono una capatina fosse anche solo per assaporare un po’ dell’atmosfera di Varsavia che, non smetterò mai di dirlo, è così viva e vitale che fa davvero venire voglia di prendere, lasciare tutto e partire alla scoperta!