Otto motivi per cui è bello vivere all’estero a livello culinario

Ormai sapete che vivo all’estero perché mi capita di scriverne e spessissimo la mia cucina è influenzata molto dal Paese che mi ospita (c’ho vinto pure un Award, tiè! 😀 ); quando lo dico alle persone di qua la prima cosa che mi dicono è “ohh, perché sei qua? Come fai con il cibo?” che è praticamente la stessa domanda che mi fanno molti di quelli che si incantano a sapere che vivo fuori dall’Italia (come se avessi fatto chissà che cosa di eclatante!) e molti di quelli che, poveri loro, ancora pensano che meglio dell’Italia non c’è niente. Vi dico una verità che spero di poter condividere con molti di voi, anche semplici viaggiatori o curiosi: vivere all’estero dal punto di vista culinario è stimolantissimo.

E vi dico pure perché elencando in 8 punti i motivi per cui è davvero bello vivere fuori dall’Italia dal punto di vista culinario, che se li leggete bene sono tutti collegati tutti all’insegna del “provo tutto e se mi va bene ho svoltato”:

1. Si impara a convivere con modi di mangiare molto diversi: se vi scandalizzate perché vedete gli stranieri bere cappuccino da accompagnare alla pizza sappiate che anche io ormai faccio lo stesso. A forza di vederlo fare ti viene la voglia di provarci e scopri che ti piace pure. E’ questione di abitudine, niente di più e niente di meno. Anzi, io mangio pure il fish&chips con il latte per evitare che mi appesantisca, pensate voi!;
2. Si scoprono sapori diversi e ci si mette in gioco: non è usuale provare combinazioni di sapori strani, accoppiate che c’azzeccano poco sulla carta ma che in realtà poi funzionano benissimo. Vi dico solo che durante il fine settimana a Casa Buitoni Francesca mi ha fatto notare, mentre pensavamo alla nostra pizza da preparare a scuola, come stessi mescolando sapori molto inglesi e che su una tavola italiana sono difficilissimi da trovare. E’ vero, io ho imparato e imparo quotidianamente che l’accostamento dei sapori è una questione di palato e basta;
3. Si impara a mangiare tutto e ad essere pronti a tutto: essere fussy all’estero non paga perché si rischia di restare digiuni. Se a casa non si mangiava qualcosa perché tanto c’era molta altra alternativa disponibile, vivendo all’estero si impara a mangiare o almeno ad assaggiare di tutto.
4. Si apre la mente ad altre culture: a differenza dell’Italia in quasi tutti gli altri Paesi nel mondo la multiculturalità è un fattore fondamentale e questo si ripercuote anche sulla cucina. Io a Dublino ho a disposizione un numero di tipologie di cucina che non si puo’ contare e poterle assaggiare tutte è una delle cose che mi fa più piacere in assoluto. A Roma se vado a Piazza Vittorio trovo solo posti luridi e unti, scoprite un po’ la differenza;
5. Si sorride a mille denti quando ci si sente dire “ohhh, italian food”: mai vissuta questa esperienza? Provate per credere 🙂
6. Si sperimenta il supermercato aperto 24 ore su 24: ok, questa non è una buona ragione ma vi assicuro che se alle 11 di sera vi viene voglia di preparare un brownie o i cornetti per la mattina dopo e non avete niente l’idea di poter scendere e prendere la farina e tutto il resto è qualcosa che spalanca il cuore;
7. Si riscopre la vera cucina italiana: se mi seguite sapete quanto io odi profondamente gli scimmiottamenti della cucina italiane e della cucina romana quindi non aggiungo altro. Muoio alla vista di pseudorobe italiane che italiane non sono e sono pronta a farmi ammazzare per dimostrarlo. Ovviamente quando torno a casa in Italia mangio solo cose seriamente italiane, anzi romane se possibile 😀 ;
8. Si impara, o si cerca di, a non dare per scontato niente e a non dire che una cosa non è cibo vero: tranne l’eccezione di cui al punto 7 😀 per il resto si dovrebbe imparare quasi subito a non considerare come buone solo le alternative culinarie che conosciamo noi e anzi a dare più di una possibilità ad un determinato cibo. Alcune volte è possibile, altre volte non lo è ma sicuramente ci si espone di meno e si ha una tendenza minore a dire “ahh, no, questo proprio no”.

In due parole due per riassumere 8 punti che sarebbero potuti essere 1 vivere all’estero a livello culinario vuol dire semplicemente imparare ad essere tolleranti: sono 4 parole non 2 ma racchiudono tutto il senso di quello che ho scritto, se senso c’è.

Come al solito vi chiamo a raccolta: altre idee? Altre opinioni? Anche/soprattutto se non vivete all’estero e magari la pensate diversamente, che ne so, sul cappuccino da bere con la pasta! 😀