Il foodblogger creativo che creativo non è

Che io sia una perfetta rompiballe quando mi ci metto è cosa assai nota sia nella vita reale che online: vado cercando il pelo nell’uovo, mi diverto a stuzzicare, mi diverto a prendere parte a discussioni accese e pretendo pure di avere l’ultima parola, o almeno questo accade quasi sempre! 😀 Quindi non mi potevo mica far mancare un’opinione non richiesta di anticipo autunno e frutto delle attente osservazioni degli ultimi mesi vero? Community dei foodblogger non ve la prendete ma oltre ad essere miei amici voi siete anche oggetto di studio per il mio lavoro e mi date tante ma tante soddisfazioni giuro! 😀

L’opinione di oggi è molto particolare e sono certa che pure se dite “no, io no” se vi chiedessi di fare un nome pensando ad un determinato atteggiamento tutti riuscireste senza problemi a trovare un esempio calzante: la mancanza di creatività di chi scrive di cibo, di chi ha un blog di cucina. Perché quando si parla di foodblogger è un periodo che si associa a questa parola sempre il concetto di creatività come se debba esserne per forza la cifra distintiva: se mi leggete lo sapete, io di creatività non ne ho chissà quanta ma quello che intendo è altro! :D.

La tendenza in atto, che peraltro non sembra affievolirsi per niente, è al “copio spudoratamente quelli che c’hanno 90.000 follower su Twitter 18 milioni su Instagram e 6 miliardi su Facebook”: è un periodo che se apri Instagram ti sembra di vedere sempre la stessa persona che si è creata meritatamente un personalissimo metodo comunicativo e ha la bravura di essere sempre sé stessa (che piaccia o no sono fatti che non ci riguardano) e che si porta dietro questa schiera di personaggi che ne hanno assunto forma, linguaggio e stile immedesimandosi in ciò che non sono, sorta di Gabibbi senza una reale personalità. E’ imbarazzante tutto questo, seriamente imbarazzante e di bello ci vedo davvero poco…

Poi noto che in molti ormai utilizzano modi comunicativi che prima magari non sapevano neanche cosa fossero ma li utilizzano in maniera sbagliata: vedi pagine Facebook spuntare come funghi e che sono solo scimmiottamenti di pagine che funzionano, senza arte nè parte, e account Twitter che si modificano per compiacere l’utenza a caccia di chi c’ha l’hashtag più grosso. I motivi mi sono ignoti calcolando che io parto sempre dal presupposto che una cosa o la sai fare o non la fai ma a quanto pare non tutti la pensiamo allo stesso modo.

Vogliamo parlare delle foto? Io non sono la persona più adatta per dare consigli su foto e immagini ma vi siete mai guardati in giro? Ultimamente la tipologia di foto che va per la maggiore prevede tagliere in legno possibilmente invecchiato, forchetta, piatto e ambientazioni rustiche. O anche rosa sparato in tutti i modi possibili e immaginabili, queste bruttissime posate dell’Ikea in plastica messe a muzzo (termine siciliano, che non dovrei usare visto che non sono siciliana ma per evitare di dirlo alla romana che sennò mi censurano mi conviene usare questo! 😀 ) dove capita e possibilmente qualche piatto sponsorizzato dalla qualunque pur di monetizzare. Mi sto autoconvinendo che in Italia la gente è tutta campagnola e rustica, che tutti sono pronti per rubare il lavoro a quelli della Sanrio; è vero che all’Ikea paghi il set da 94 posate 2 euro ma basterebbe un minimo di accortezza in più e comprarne una, diversa e più carina, altrove pagandola anche un pochino di più per differenziarsi anche solo leggermente.

Dulcis in fundo, le ricette: c’è il periodo in cui tutti sfornano cake pops, quello in cui tutti preparano cupcakes, quello in cui tutti vanno con il riso. Io non so come si diffondano queste mode ma ci sono giorni durante i quali dove ti giri vedi la stessa ricetta al punto che riconoscere chi ha postato cosa diventa difficile e, onestamente, manco tanto piacevole. Io cado vittima di questa cosa durante il periodo del Pancake Day ma mi pare di esserne sempre rimasta estranea: se non fosse così avvisatemi, sopprimetemi, tagliatemi le mani perché ‘sta cosa è insopportabile.

Ultimissima cosa, molto personale: il dialetto romano lo usa chi è di Roma non chi fa finta di essere simpatico. Il dialetto romano non è simpatico se usato da un pugliese, un napoletano, un milanese e nemmeno da uno che a Roma ci passa di striscio per andare a lavoro… fatevene una ragione e trovatene uno che faccia al caso vostro, pure il cirillico!

Morale della favola, che non ha morale, va bene portare tutti lo stesso paio di jeans ma abbinare tutti la stessa maglietta a me, onestamente, sembra troppo… che dite?

Peace & Love pure stavolta, chissà in quanti scapperete sdegnati da me oggi (Bella la foto eh?)! 😀