Foodblogger italiani e lingua straniera: du iu spik inglish?

foodblogger inglese

Questo, vi avviso, è un post molto cattivo ma non più di tanti altri perchè se mi leggete sapete che le opinioni non richieste sono sempre un po’ cattivelle ma nascono per stimolare il confronto su temi che vengono lasciati sempre un po’ troppo in disparte. Oggi si parla di foodblogger italiani e lingua straniera dato che glie’ piace troppo alla gente usare le parole difficili! 😀 Specie se sono straniere e se fanno tanto foodblogger di un’altra categoria! 🙂

Sono infatti più o meno un paio di mesi che, girando per la Rete, mi imbatto in foodblog italiani che usano la lingua straniera come fosse l’elemento aggiuntivo su cui puntare per far colpo su chi legge: titoli in inglese e paroloni in lingua straniera (francese su tutte!!) che sembrano raccontare chissà che cosa ma che nascondono in realtà parecchia pochezza e approssimazione oppure ricette alla portata di tutti che sembrano roba da chef stellati.

Ora, io non sono propriamente il genio della finezza ma analizzando (anche per lavoro, lo ammetto) questa categoria di foodblogger “illuminati” la domanda mi è sorta spontanea, anzi me ne sono sorte due: ma ci siete o ci fate? 🙂

Partiamo dalle basi: se io scrivo il titolo della mia ricetta in inglese ma questo titolo ha il suo equivalente in italiano perchè decido di usare la lingua straniera? Per attrarre visitatori che parlano inglese? Per far vedere quanto sono acculturata? Per dimostrare che sono una spanna sopra agli altri?

Non ho trovato risposta, onestamente, se non un numero impressionante di blog (non dirò neanche sotto tortura di chi parlo ma sono nella lista nera per quel che mi riguarda!) con i titoli delle ricette in inglese e la ricetta scritta in italiano che è ancora peggio: scrivi il titolo in inglese, fai vedere quanto sei brava/o e poi il testo è tutto in italiano? E ‘nnamo dai, che è una presa in giro? Parla come magni, si dice dalle parti mie, e se mangi con le mani scrivi con le mani… non servono le posate d’argento se non le sai usare! 😀

Poi c’è la questione delle parolone in lingua straniera, principalmente in francese, perchè fa figo: allora, premetto che se lo fa la foodblogger davvero brava brava brava, con una credibilità acquisita negli anni con esperienza, passione e consapevolezza ci sta, eccome se ci sta perchè il loro utilizzo rientra nell’idea stessa che hanno costruito intorno al loro nome.

Ma se lo fa la prima che capita (potrei essere io stessa, badate bene!), quella che pensa che se infarcisce il contenuto con fuffa che fa colpo allora ha svoltato, quella che crede che bastino due frasone per dare senso alla propria vita di blogger, allora Heuston il problema è stragigante.

Anche qua vale la considerazione di cui sopra: se usate la parola civet invece di salmì perchè fa figo [mi fanno notare che civet e salmì non sono la stessa cosa. Io ero convinta, dopo averlo letto, che fossero sinonimi ma a quanto pare sono due cose diverse, anche se leggermente. Però l’esempio calza l stesso, anzi ancora meglio! 🙂 ] sappiate che è triste, parecchio. Perchè magari poi non si sa quale bicchiere si usa per il vino e quale per l’acqua ma si conosce il significato della parola civet o si fa finta di conoscere il significato. E daje, su! 🙂

Parliamone, perchè lo fate? C’avete tutti la Jamie-Oliver mania? Volete internazionalizzarvi perchè ormai l’Italia è satura? Parliamone seriamente, uscite allo scoperto perchè ci deve essere qualcosa che vi spinge a comportarvi in questo modo e se solo credessi che Dio esiste potrei dire che è una specie di dono divino quello di sapersi inventare ogni volta: che poi inventarsi significhi bleffare quello è un altro paio di maniche! 🙂

Tutto questo sempre con simpatia 😉