Foodblogger furbi o presunti tali, un fenomeno in ascesa

foodblogger furbi

Che io sia schietta è una cosa che chi mi legge sa ormai benissimo quindi se sei qua e mi leggi per la prima volta sappi che se scappi ti capisco! 😀 Se invece mi leggi da parecchio e vuoi scappare dopo questo post, ti capisco lo stesso! Se sei stoico/a e resisti allora vuol dire che, in fondo in fondo, questo post lo avresti voluto scrivere tu (o magari ti senti coinvolta/a? 😀 ). Perchè stavolta mi concentro sui foodblogger furbi. O Paraculi. Chiamateli come volete che tanto è la stessa cosa.

Ormai lo sapete che io uso Internet per lavoro e per passione (ci sto pure troppo su ‘sto giocatolino, diciamolo chiaramente!) e quindi in entrambi i casi mi capita spesso di imbattermi in foodblog (ma lo stesso discorso vale per tutti i tipi di blog, dai fashion ai travel ai vattelappesca!) in cui il ricorso a prodotti sponsorizzati viene mascherato: anzi, direi malcelato visto che l’occhio del lettore magari non ci fa caso ma l’occhio di chi ha un foodblog e soprattutto lavora nel settore del marketing online da 15 anni non solo ci fa caso ma ci va pure a nozze con queste cose.

Il processo è irreversibile: blogger famosi, diciamo conosciuti va, continuamente preparano piatti usando prodotti senza mai nominarli ma inserendoli nelle fotografie e facendo giocare loro, all’apparenza, un ruolo da comprimari che se invece viene analizzato bene è il ruolo degli attori protagonisti. Il brand non viene mai citato ma compare nelle foto, la/il blogger non possono essere “accusati” di far pubblicità in cambio di chissà che e i lettori sono allegramente presi per i fondelli. A beneficio del/della blogger che ne ricava visibilità, ammirazione, stupore e ricompense (non solo economiche, sia chiaro!).

Che io non capisca il perchè di questo è lecito vero? Che io pensi che si tratti di persone molto molto furbe pure vero? Che io pensi che sia corretto, sempre, sia che si abbiano migliaia di lettori che se invece se ne abbiano pochi pochi essere sinceri ed onesti pure? La mia opinione conta poco ma mi sono stranita assai… da queste parti si collabora (con pochi ma lo si fa!) e lo si dichiara apertamente (sono stata accusata anche di essere dalla parte dei terroristi per una collaborazione di qualche tempo fa con una nota azienda!!!!) e si sceglie per bene, ponderando, se e con chi collaborare nel rispetto di chi legge e di chi scrive/assaggia/prova: è così difficile renderlo esplicito? Boh… A questo punto preferisco quasi quasi i blog strapieni di collaborazioni, pure le più tristi/scadenti: almeno hanno la decenza di dirlo e non si vergognano, sono onesti con chi li legge!

Legato a questo fenomeno ce n’è un altro che davvero è quasi più surreale, lo strano fenomeno del “copia tu che copio io”: le frontiere del “copio spudoratamente ricette e foto” sono state superate (più o meno, diciamo che sono state abbattute va! 😀 ) e adesso va di moda il fenomeno dell’emulazione per cui prendi un personaggio (in questo caso foodblogger) noto e inizia a far finta di essere (come) lui/lei.

E’ così che nel giro di un mesetto sono spuntate ovunque (e quando dico ovunque dico davvero ovunque!!) ricette a base di un prodotto che è stato rilanciato in grande stile avvalendosi di un nome conosciuto: il personaggio in questione viene emulato da personaggi che di geniale non hanno niente (o hanno davvero poco poco!) ma che sperano in qualche modo di impressionare in primis il personaggio famoso che ricambia in visibilità e poi a mio onesto parere anche l’azienda.

Lo scopo è farsi mandare prodotti? Lo scopo è la visibilità? Lo scopo è far finta di essere bravi come altri? Boh, non lo so, mi fa una tristezza che non si racconta ma mi ha permesso di dare una bella ripulita ai blog/blogger che seguo/seguivo anche a costo di diventare impopolare (Lo so che ognuno fa quello e come gli pare, e meno male sennò sai che noia, ma a me non piace essere presa in giro. E spero che non piaccia a tanta altra gente)!

Di furbi è pieno il mondo, di foodblogger furbi invasa la rete…

Postillina: occhio che non sto dicendo che questo metodo non funziona per le aziende, funziona funziona eccome! 🙂 E’ che chi scrive dovrebbe essere un pochetto più onesto, basterebbe un linkettino piccolo piccolo altrimenti si fa come quello che all’Isola dei Famosi, tempo fa, sponsorizzava una linea di gioielli facendo finta di niente e quando è stato smascherato ha perso la sua (già labile) credibilità.

[Potrebbe essere che sono io la dietrologa, per carità. Ce lo metto in conto. Non vorrei essere ovvia ma alla fine davvero a parlar male si fa peccato ma spesso, direi spessissimo, ci si azzecca.]