Cucinare con il Bimby non è cucinare e vi dico perché

cucinare con bimby

Questo è uno di quei post che scatenerà l’ira di tutte le robot-dipendenti e che so già mi porterà un bel mucchio di polemiche e insulti ma un chissenefrega è, come al solito, d’obbligo specie se parliamo di cucina con il Bimby che, come ho specificato nel titolo, per me non significa cucinare. Non ne faccio una questione di gusto ma proprio di piacere, di mettere le mani in pasta, di sporcarsi e di fare le cose come si devono fare. Che poi alla fine ci si infili pure il gusto di quello che si mangia quella è un’altra cosa! 🙂 E’ un’opinione non richiesta e stavolta sono certa sia davvero non richiesta ma come ripeto sempre ognuno a casa sua fa come vuole e io in casa mia questa diavoleria non ce la voglio, piuttosto mi spezzo le braccia o mi preparo pane e mortadella (che peraltro credo sia la cosa più goduriosa sulla faccia della terra e non serve un genio per prepararlo. E sazia pure 😀 )! 😀 Prima di commentare acidamente si prega di leggere TUTTO il post, grazie! Ah non mi interessa neanche che molti ristoranti stellati ce l’hanno questo Bimby perché a casa basta un robot normale per tritare, sminuzzare e fare il resto e al ristorante il Bimby non lo usano per cucinare!.

Partiamo da una base solida che pochi sanno: il nome Bimby è solo italiano perché in Europa e nel mondo questo stratosferico robot da cucina che per poco non vi rifà pure il letto si chiama con un nome molto meno intrigante, Thermomix, lo stesso nome che si potrebbe dare a dei termosifoni o ad una caldaia. Voi con l’acqua dei termosifoni, quella che esce dalla valvola, ci cucinereste?

Questo genio della cucina non solo lavora come robot classico (trita, emulsiona, frulla, grattugia, etc etc) ma cucina pure e lo fa sia in maniera classica che al vapore rappresentando il valore aggiuntivo che ne fa lievitare il prezzo in maniera stratosferica facendo esultare quelli che amano la cucina naturale e salutare.

Intendiamoci, ognuno a casa sua è libero di fare quello che vuole ma davvero volete farmi credere che la salvezza della vostra famiglia e della vostra salute mentale passi per il Bimby? La scusa del “non so cucinare e questo mi salva la vita” o quella ancora peggiore “c’ho una vita sociale io e non c’ho tempo per stare ai fornelli” proprio non reggono dal momento che non è necessario essere degli chef per preparare una minestra e che 900 e passa euro per questo marchingegno da usare per preparare i risotti, le creme e l’impasto per il pane sono uno sproposito visto che le stesse cose si preparano spendendo meno e con risultati di molto superiori.

La mia idea è questa: se non hai tempo, perché devi scimmiottare la cucina del Palazzetto e invece non ti focalizzi su pochi piatti, ma buoni e cucinati come si deve, invece di volare con la fantasia a Gualtiero Marchesi facendolo diventare il Gualtiero Marchesi dei poveri? Seguire l’esempio di Gordon Ramsay mi pare possa essere un suggerimento da cogliere, se non altro per capire che la cucina non è solo quella dei grandi chef, specie a casa, e che la carbonara si prepara sporcandosi.

Le mamme che sostengono che il Bimby è l’angelo caduto dal cielo perché gli permette di preparare gli omogeneizzati ai loro pargoli hanno mai pensato che la stessa cosa la fa un normale frullatore e che basta una pentola per preparare la base da frullare in un secondo tempo? E, soprattutto, una mamma che sta a casa tutto il giorno ha bisogno davvero del Bimby per cucinare?

Per carità, non voglio sminuire il Bimby e chi lo usa ma puntare l’attenzione sul fatto che questo robot tuttofare non è nulla di più e nulla di meno di tanti altri prodotti e che il suo appeal deriva molto probabilmente da una sorta di leggenda per cui ormai lo si considera l’ancora di salvezza di molte persone: avete presente quando un ristorante si fa una certa fama solo perché c’ha 5 tavoli che sono sempre pieni? E quella delle scarpe che sono migliori solo perché c’hanno una LETTERA di lato? Ecco, siccome il Bimby costa se ne deve giustificare l’acquisto e se viene regalato ci si giusitifica sempre dicendo “eh, l’ho messo in lista nozze”.

In più aggiungo che la cucina è passione ma anche odori, sapori, profumi e una manualità che il Bimby annulla del tutto come annulla molto spesso, scusatemi se lo ribadisco, i sapori e le consistenze.

La cosa più triste è la frase “non sapevo proprio cucinare e adesso con il Bimby cucino bene”… guardate in faccia la realtà per piacere perché non basta scrivere una cartolina per professarsi scrittori e non basta versare 4 ingredienti dentro un boccale, seguire due istruzioni, spingere un bottone e versare in un piatto per dire di saper cucinare! Trattasi di “arte dell’arrangiarsi” anche detta “arte dell’adeguarsi” che in cucina, da me almeno, esiste ma mettendoci sempre le proprie mani sennò che arte dell’arrangiarsi/adeguarsi è se si seguono le ricette come si segue il bugiardino dell’antibiotico?

[Prima che iniziate a scatenarvi vi dico che ho avuto modo di provare e vedere come funziona il Thermomix TM31 qua in Irlanda e no, non mi ha impressionata non perché sono una difficile ma semplicemente perché è sterile e triste. E vi dico pure che non lo critico perché non ce l’ho e non posso comprarmelo ma proprio perché non lo concepisco, esattamente come non concepisco il Kenwood Cooking Chef. E’ aberrazione della cucina secondo me. Punto e basta. Voi fate come volete, ovviamente. Ma non vi spacciate per cio’ che non siete.]

Ne stiamo parlando anche qua se vi volete unire!