Copyright sulle ricette? No, basta il buon senso!

copyright ricette

Chi mi legge sa che da queste parti la questione del copyright è particolarmente sentita se non altro perchè appropriarsi di roba di altri è scorretto e deleterio per tutta la popolazione “bloggarola”. Lo scorso fine settimana ho partecipato ad un evento food qua a Dublino dove si parlava, guardate un po’, proprio di copyright e attribuzione dei contenuti nel mondo food e voglio condividere con voi quanto è venuto fuori che è all’apparenza banale ma secondo me è utile tenerlo sempre a mente per evitare di “sporcare” tutto.

Posto che tutto il mondo è Paese, esistono 3 regolette che gli scrittori di libri di cucina e chi occupa di food seguono e che permettono di classificare una ricetta come propria o no:

1. Se si parte da una ricetta trovata altrove e si apportano pochissimi cambiamenti sarebbe bene inserire la dicitura “ricetta adattata da…”;
2. Se si parte da una ricetta trovata altrove e si apportano parecchi cambiamenti allora andrebbe inserita la dicitura “ricetta ispirata a…”;
3. Se si parte da una ricetta trovata altrove ma se ne cambia la struttura e almeno 3 ingredienti, allora ci si può attribuire la paternità della ricetta stessa.

Ovviamente specialmente la terza regola è molto soggettiva perchè, almeno per me, anche solo 1 ingrediente diverso ne giustifica l’attribuzione di “paternità” per quel che vale questo termine ma chi scrive libri di cibo in genere, almeno nel Nord Europa, segue questa regola.

Il problema è che non esiste copyright sulle ricette ma esistono tante varianti di una stessa ricetta tradizionale (la carbonara è l’esempio più classico in questo senso) per cui il senso comune vorrebbe che si attribuissero i crediti ovvero che si citasse la fonte di partenza: se io prendo una ricetta dal blog di tizio e la rielaboro, in buona sostanza sarebbe bene che dicessi che la ricetta di partenza è di questa persona e che io l’ho rielaborata a mio piacimento e apportando le seguenti modifiche.

Ovviamente se “racconto” una ricetta tradizionale e la replico uguale uguale non ho alcun bisogno di citare fonti e altro perchè la ricetta è entrata a far parte del sapere comune ma se Tizia ha preparato gli struffoli aggiungendoci, dico a caso, della panna e io decidessi di rifare a casa mia la stessa ricetta dovrei esplicitare, nel mio post, di chi è stata l’idea originale e quanta variazione c’è stata nella mia elaborazione finale.

Che fare quindi se ci “rubano” la ricetta? In primis non arrabbiarsi perchè se qualcuno l’ha rubata a noi è possibile che anche noi l’abbiamo “rubata” ad altri a meno che non abbiamo creato una nuovissima e mai sperimentata ricetta che, come tale, andrebbe depositata presso gli organi competenti che ci riderebbero dietro 😀

Arrabbiamoci invece se copiano passo dopo passo la ricetta o se la riportano su un forum, su un blog o comunque altrove senza autorizzazione: si tratta di violazione del copyright ma soprattutto della proprietà intellettuale specie se la ricetta è stata utilizzata a fini di lucro.

E arrabbiamoci se ci copiano le foto o il logo con il pretesto che “tanto si trovano su Google” perchè le immagini sono uno di quei contenuti che implicitamente sono coperti dal diritto d’autore; non è nemmeno necessario apporre firme o altro perchè basta dimostrare la paternità della foto per richiedere la rimozione della foto dal sito che l’ha utilizzata impropriamente.

Basta dunque sempre un minimo di buon senso e di onestà anche perchè poi se si copia una ricetta che magari non si è mai preparata che succede se qualcuno ci chiede di prepararla? Che ci inventiamo? Ci giustifichiamo dicendo che Paganini non ripete? No, per dire, pensateci a questa cosa qua voi che copiate perchè c’è pure questo di rovescio della medaglia… 😀