Blogger, agenzie, clienti: quanto non tutto va come dovrebbe

Questo post è il (degno?) seguito di questo qua perché siccome mi è stato detto che sputo sul piatto in cui mangio (tradotto per chi non è fine come la sottoscritta: sono una foodblogger che parla male dei foodblogger. Vabbé, fate vobis!) non potevo non tirare le orecchie pure alle agenzie che sono responsabili tanto quanto i blogger di questa situazione legata alla gestione degli eventi. Premetto subito pure in questo caso che non voglio levare il lavoro a nessuno (ce l’ho già, mi basta e mi avanza), non voglio insegnare niente a nessuno (un po’ sì, ma facciamo finta di no!), non voglio scrivere un post del genere per ricevere valangate di commenti (ma ti pare che mi tocca scrivere una cosa del genere? Il problema è che ci sono degli ignoranti seri in giro quindi ribadisco: non siete costretti a leggere né a commentare!). E per chi non lo sapesse non è la prima volta che tiro le orecchie alle agenzie, così tanto per ricordare che sono una rompiballe a tutti gli effetti e chi ha a che fare con me lo sa benissimo!

Perché se per caso non vi è chiaro, il meccanismo perverso del cisonosempreglistessiaglieventi lo creano in primis proprio i responsabili di un determinato evento, i PR o chiamateli come volete, che vengono assunti da un’azienda per curare le relazioni online: ogni agenzia e nello specifico ogni responsabile di una determinato brand ha una lista più o meno lunga di persone da cui pescare quando organizza qualcosa ma lo sapete cosa fa il più delle volte? Invita le stesse persone per eventi che tra di loro hanno poco in comune: così ti ritrovi foodblogger alla presentazione del mangime per i pesci, fashionblogger alla presentazione del nuovo prosciutto sottovuoto e blogger che scrivono di hi-tech al lancio delle scarpe di ultima generazione.

Il motivo è di facile intuizione, non ci vuole un genio a capirlo: una volta che l’agenzia capisce che tot numero di blogger ci sarà sempre, che li si chiami per un evento a tema o per un evento di cui a loro non interessa granché, chiamerà sempre gli stessi i quali saranno sempre contenti di ricevere un invito “esclusivo” ben sapendo benissimo che ritroveranno i soliti 14-15 con i quali girano, gratuitamente, l’Italia. Inoltre codeste agenzie infilano nel listone i nomi di amici con cui intrattengono relazioni coordinate e continuative su cui manco pagano le tasse! 😀

Care le mie agenzie, non funziona così, o meglio non dovrebbe funzionare così se non ci fossero queste persone che accettano!

Bisogna averla una lista di persone da invitare, per carità, ma che siano davvero interessanti per quel determinato evento e magari capire se davvero vengono perché sono interessati al prodotto o sono interessati a farsi vedere; e se davvero sono influencer perché, per dire, nel mondo dei foodblogger ci sono personaggi che sono tutto tranne che influencer (che poi parliamone di questa parola e di come la si usi in maniera adulatoria per ottenere quanti più link e quanto più buzz possibile su un determinato argomento. Di influencers in Italia ce ne sono così pochi che si contano sulle dita di una mano! 😀 ) ma due parole a destra, due parole a sinistra, un sorriso e una carezzina con tanti cuoricini e li vedi spopolare a tutti gli eventi e le presentazioni pur non sapendo scrivere due righe in croce in italiano. E magari te li ritrovi pure che gestiscono delle cose con la stessa grazia dell’elefante che cade sulla 500! :/

E care agenzie/pr/marketing blablabla nel fare il proprio lavoro bisognerebbe imparare a distinguere tra la vita privata e la vita professionale: è bellissimo avere amici blogger e pensare che contino ma vi pare normale che questi amici blogger debbano monopolizzare tutto, che li si debba ritrovare alle corse in moto quando parlano di ristoranti o alle cene quando parlano di auto? No perché se poi ha poco senso lamentarsi della Minetti in Regione senza merito qua la situazione è praticamente la stessa: tizio conosce caio che conosce sempronio e tutti e tre conoscono il sommo e supremo organizzatore di eventi che li invita sempre e comunque.

L’elenco di persone sempre uguali non funziona se non per rafforzare delle amicizie e far finta che si sta facendo bene il proprio lavoro quando invece il lavoro di chi si occupa di queste cose è analisi e occhio critico: al cliente non viene in tasca niente, forse viene in tasca qualcosa al cliente completamente analfabeta dal punto di vista delle pubbliche relazioni e che si lascia abbindolare (e che non sa manco come approcciare certe situazioni, certo modi di dire e certi modi di fare) ma il cliente scaltro e quello che sa davvero quello che vuole non puo’ (quindi clienti fatevi un esame di coscienza pure voi!) ritrovarsi con le stesse 15-20 persone che nel giro di una settimana hanno partecipato come foodblogger (nel caso specifico) ad un evento sul pane della marca XXX, ad uno sul pane della marca XXY, ad una cena, alla presentazione di un nuovo prodotto per cani. Che poi sia bello che queste persone ormai si sentano a proprio agio e a casa perché tanto sono sempre tra di loro è un altro discorso ma questo non è usare correttamente la Rete: è far mangiare gratis delle persone e regalare loro dei prodotti di cui forse manco parleranno sul loro blog, loro che sono impegnate così tanto da non avere manco il tempo di aggiornarlo il blog.

Spicciamente parlando, si verifica questa situazione: azienda A gestisce le relazioni di cliente A il quale decide di organizzare un evento (o gli viene imposto di organizzarlo visto che fa figo farlo!). Azienda A pesca nella lista dei suoi contatti e organizza questo evento e tutto va come deve andare. Ma azienda A ha anche cliente B da gestire e cliente B si occupa dello stesso settore di cliente A quindi che succede? Che al primo evento che cliente B organizza agenzia A gli presenta sempre la stessa lista di persone che ha portato all’evento di cliente A. Mi dite dove sta il vantaggio? Mi dite dove sta la serietà in tutto questo? Mi dite perché 15 persone si ritrovano dappertutto e nessuno, loro in primis, si pone un minimo problema etico legato al fatto che si sta partecipando a cose organizzate da aziende simili e magari concorrenti? Dove sta il piacere? Se parliamo di percentuali allora diciamo che il 15% dei presenti lo fa per lavoro (come se lavorare nel settore, occuparsi di comunicazione o di social voglia dire smarkettare, ma vabbé, pare funzioni così), il 15% dei presenti lo fa per divertimento (5 sere su 7, se voi lo chiamate divertimento. Mi viene da pensare che molti hanno problemi a stare a casa, si sentono persi dentro le 4 mura domestiche, boh) e il 70% fatevene una ragione ma lo fa solo ed esclusivamente per visibilità e per crearsi contatti sperando di svoltare in chissà che modo e magari (= spesso) senza avere manco le capacità.

La Rete pullula di blogger con le palle (scusate sempre il francesismo), meno famosi ma geniali e che possono rappresentare un valore aggiunto per l’azienda e anche per il Pr e l’agenzia che si occupano di un cliente: io per esempio ormai i tweet, le foto instagrammate e i resoconti di questi vip della Rete (come ormai credono pure di essere) non li leggo manco più perché mi hanno stancata mentre leggo con piacere i resoconti di chi agli eventi ci va una tantum perché il piacere si percepisce nelle parole, nelle foto e niente è meccanico, niente è “esibizione” pura (c’è anche questo in alcuni casi, ci mancherebbe!), niente è “ti faccio vedere dove sto pure stasera, tu che invece stai a casa a stendere i panni e fare la lavastoviglie” ma è molto più “guarda che culo, stasera sto qua e mi sto divertendo. Magari la prossima volta ci sei tu al posto mio!”.

Agenzie, Pr, aziende spulciate la Rete e lasciate a casa ‘sti presenzialisti a tutti i costi (o almeno lasciate a casa l’85% di loro!): lo so che è più facile organizzare un evento e chiamare i soliti noti e che è anche una soddisfazione sentirsi ringraziati e adulati come non mai (la paraculaggine impera al motto di “volemoce bene e magnamo tutti insieme”) ma a conti fatti ne vale davvero la pena? Il brand che promuovete ne beneficia davvero? O ne beneficia solo l’ego di quei 20 che vengono invitati sempre e che, a quanto pare, hanno più vita sociale di Fabrizio Corona?

Al proposito, e per dimostrarvi quanto ad essere perversi siano sia i (food)blogger che le agenzie, vi segnalo che venerdì 7 mi è arrivata un’email da parte di una agenzia che cura cose food e non solo in cui mi si dice di apprezzare il mio lavoro di foodblogger °__° ma che a causa dell’altro post mi sono “tagliata le gambe da sola perché le agenzie non vogliono potenziali problemi”.

Mi pare di aver detto tutto, aggiungo solo che questo non è lavorare correttamente, è trovare la scorciatoia e ripeto: non vi lamentate poi del Governo e dell’Italia perché anche questo è parte del sistema. E voi (food)blogger abbiate un minimo di dignità, non è che vi si chiede di avere chissà che dignità, ma il minimo necessario sarebbe cosa buona e giusta…

[per chi non lo sapesse, ne ho scritto molte molte altre volte: io ho fatto millemila errori come pr, ho sbagliato quando ho organizzato cose e mi sono fatta prendere la mano. La mia fortuna è stata di avere chi mi guidava e mi ha insegnato che le cose o si fanno in un certo modo o non si fanno. Quindi so di cosa sto parlando ma allo stesso modo so che basta un pizzico di volontà per modificare il proprio approccio. Lo so che mi metto su un piedistallo, non serve che me lo scrivete nei commenti o in privato 😀 E se mi capitasse di organizzare qualcosa in Italia io la lista di chi evitare ce l’ho bella e pronta :D].

[In toni meno da osteria ne scrive pure lei. Se non volete giustamente dare credito a me datelo a lei!]