Come riconoscere l’olio buono e scegliere correttamente

come riconoscere olio

L’autunno è il mese delle olive e dell’olio, quello buono da fare oppure da prendere al frantoio e ogni anno la domanda è sempre la stessa: ma come riconoscere l’olio buono? E anche, come riconoscere un olio extravergine di oliva buono del supermercato? La risposta non è semplice e qui sotto trovi tutte le indicazioni per riconoscere un buon olio extravergine di oliva da un olio scadente o di bassa qualità.

Caratteristiche dell’olio extravergine di oliva e differenze con l’olio di oliva

La prima cosa da fare per valutare l’olio è sapere cosa si intende per olio extravergine di oliva che è considerato tale solo se, una volta spremuto, viene imbottigliato immediatamente per non ossidarsi e mantenere il suo tasso di acidità allo 0,8%. Detto questo, ogni prodotto possiede delle caratteristiche uniche che dipendono dalle olive usate e da dove sono cresciute, dalla raccolta e anche dal modo in cui vengono spremute. L’olio di oliva a differenza dell’olio extravergine si ottiene dall’unione di un un olio rettificato, ovvero un olio al quale chimicamente è stato tolto qualsiasi difetto chimico e organolettico, e un olio vergine (un olio che subisce delle modificazioni chimiche e fisiche e con un’acidità pari fino al 2%). Inoltre nell’olio extravergine di oliva come scritto sopra il grado di acidità deve essere sotto o pari allo 0,8% (0,8g per 100 grammi) mentre nell’olio di oliva deve essere massimo l’1% (1g per 100 grammi).

Come riconoscere un buon olio extravergine di oliva

1. Estrazione a freddo
Un olio extravergine buono è spremuto a freddo ovvero le olive vengono spremute ad una temperatura non superiore ai 27° in modo che tutte le proprietà organolettiche restino invariate. Ovviamente questo metodo è anche il motivo per cui l’olio prodotto in questo modo costa più di quello spremuto a caldo perché richiede più tempo.

2. Presenza della dicitura 100% italiano
Poter risalire al produttore e all’origine delle olive e magari avere accesso anche al lotto di produzione garantisce una tracciabilità del prodotto che da sola definisce la qualità di un olio. Se il prodotto non è tracciabile è facile che sia un prodotto di bassa qualità o di qualità non eccellente.

3. Colore
Nonostante siamo abituati a pensare che l’olio verde sia quello migliore, è vero anche che il colore può non fare la differenza in quanto determinato dalla tipologia delle olive, dalla spremitura e anche dal passaggio del tempo.

4. L’assaggio
Se prendiamo l’olio al frantoio, possiamo assaggiarlo per determinarne la qualità: un olio che “pizzica” sulla lingua è un olio buono e genuino. L’olio del supermercato, che possiamo assaggiare solo a casa, può perdere questa caratteristica per via dei processi di imbottigliamento ma non è detto che siano meno di qualità.

riconoscere olio

5. Il prezzo
E’ vero che talvolta qualità non fa rima con prezzo ma quando si tratta di olio il prezzo determina la qualità del prodotto: un olio low cost è quasi sempre un olio che viene prodotto in maniera non tracciabile e magari con metodologie poco ortodosse. Coldiretti sostiene che l’olio è tra i prodotti più contraffatti in assoluto e che oltre l’80% dell’olio d’oliva utilizzato in Italia è ottenuto da olive di importazione da Spagna, Tunisia e Grecia.

6. L’etichetta
Sembra una banalità ma se l’etichetta contiene tante informazioni allora possiamo dedurre che il produttore non ha bisogno di nascondere nessun dettaglio relativo al suo prodotto. La presenza dei dati del produttore, il numero del lotto e i simboli di consorzi a tutela sono indicatori di un olio buono. In etichetta va riportata anche la data di produzione perché un olio va consumato entro 12/18 mesi dalla data di produzione.

Le proprietà dell’olio extravergine di oliva

Dopo aver analizzato le caratteristiche dell’extravergine, è bene ricapitolare perché il suo uso è fondamentale:

  • Protegge le arterie e regola i livelli di colesterolo nel sangue;
  • Contiene un numero incredibile di antiossidanti e anti-invecchiamento;
  • Aiuta a digerire;
  • Protegge da osteoporosi e decalcificazione;
  • Riduce il rischio di cancro al seno
  • Previene i tumori e l’Alzheimer
  • Aumenta il senso di sazietà.

Categorie: Scuola di cucina, Trucchi e consigli
Articolo scritto da Veruska Anconitano aka La Cuochina Sopraffina

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